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sabato, 05 aprile 2008
Oggi compare sul web Mondo Grillo Net, un sito dove si presenterà il racconto La Ragnatela del Grillo, il primo libro che sarà possibile commentare on line.
Verrà presentato un po' alla volta.
E' stato scritto tra Agosto e Novembre 2007 e narra le mie avventure nei meandri del blog e del Meetup di Beppe Grillo.
Sono entrato affascinato e poi...
Io sono stato tirato dentro nella storia, per alcuni aspetti misteriosa ed inquietante, per altri divertente e sarcastica.
Spero che piaccia anche a voi e soprattutto che possiate districarvi dai fili della Ragnatela...
sabato, 05 gennaio 2008
 A volte uno sguardo ti comunica molto.
Intensità, serenità e turbolenza, passione e determinazione...
A volte...
sabato, 15 dicembre 2007
Incontrarci in rete?
Un’ottima idea! Scambiarci esperienze opinioni riflessioni
Mettere in comune
Discutere
Arrabbiarsi
Perdonarsi
Costruire insieme
Cucinare insieme
Ecco il segreto: insieme!
Condividere
Significa partecipare insieme alo stesso evento, mantenendo la propria individualità, ma sperimentando una comunanza!
Ogni individuo cresce nell’incontro!
Il figlio cresce dentro il corpo della mamma e quando nasce sperimenta la separazione, ma anche l’incontro!
Il nuovo!
Alcuni sensi si affievoliscono e altri si acutizzano.
La separazione, appena iniziata, si realizza soltanto nella conferma della profonda unione tra genitori e figli.
Come diceva giustamente il Grillo Parlante
E l’incontro in rete riproduce questo incontro primordiale, l’origine di tutti gli incontri…
Movimento:
un bisogno continuo -> comunicare -> comunicantare -> comunicanzare…
ecco gli incontri che ho avuto nell’ultimo mese:
Avevamo parlato di costruire una rete di scuole:
Cerco di darmi da fare ma mi manca il tempo e dovrei prendere molti contatti, e da solo riesco a fare poco o niente. Tuttavia i progetti ci sono:
Alcuni spazi sono già aperti, anche se pressoché deserti…
Mentre altrove la rete di scuole è già realtà…
E ho discusso con un po’ di amici, sempre sulla scuola…
Poi sono andato a dire la mia sulla cosiddetta questione morale…
e sono andato a vedere anche come potremmo essere più concreti, cercando di risolvere i problemi e non solo a denunciarne l'esistenza
senza cadere nelle solite Ragnatele…
Ho ripensato alla Sicilia dove sono nato…
Tra le altre cose ho anche lavorato, e sono stato con la mia famiglia, giocando, ridendo, scherzando, amando e litigando…e ritrovando sempre la voglia di cercare e di scoprire...
...e questa sera abbiamo tanta neve
E l’anno 2007 sta quasi per finire…
e l'anno prossimo arriverà La Ragnatela del Grillo
giovedì, 22 novembre 2007
Ho scritto un racconto sul mio percorso nel meetup di Beppe Grillo, un'esperienza che mi ha lasciato molto perplesso, che mi ha molto cambiato, che mi ha permesso di evidenziare una realtà a me del tutto sconosciuta, dove ho scoperto che inganno e menzogna regnano nella nostra società al di sopra dell'immaginabile.
Ho riflettuto a lungo su quanto ognuno di noi è in realtà complice di questa sorta di omertà che tutto avviluppa, come una nebbia sottile nella quale tutti ci muoviamo ambiguamente, fingendo di non vedere il microdelitto che si consuma sotto il nostro sguardo indifferente, avvezzo alla truffa come all'acqua che corre sotto i ponti.
Ho trovato un amico in questa storia, Hugo Kolion, che con tenacia e pazienza, mi è stato vicino nella stesura dell'opera, critico ma con rispetto, acuto e logico, sensibile e attento.
Vorrei pubblicare il mio racconto, rendere accessibile questa oscura realtà al maggior numero di persone possibile. Credo che questa storia sia un patrimonio importante per la nostra società, che da essa possiamo imparare un modo nuovo di mettersi in rapporto con gli altri, con onestà, con trasparenza, con serietà, con affetto.
Sono piccole cose, ma indispensabili.
Qui la sinossi del racconto.
giovedì, 01 novembre 2007
sabato, 20 ottobre 2007
Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non
giocare a un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco.
R.D.Laing Aprile 1969 da: NODI http://www.oikos.org/nodihome.htm
Quante volte le relazioni nella vita sono improntate a questo sottile gioco del capire e far finta di non capire?
Un eterno gioco di equivoci, dove stare al gioco e recitare una parte, permette di mantenere un ruolo all'interno di situazioni sociali che, a volte, niente ha a che fare con il proprio essere, con la propria capacità espressiva.
Questa situazione, per quanto sia comune, è causa di sofferenza.
Io ci penso spesso...
domenica, 23 settembre 2007
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« Un'ipotesi è una frase la cui verità è
momentaneamente presunta,
il cui significato è oltre ogni dubbio. »
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(Albert Einstein)
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« Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione,
un unico esperimento può dimostrare che ho sbagliato »
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(Albert Einstein)
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La scuola dovrebbe insegnare prima di tutto un metodo di studio e di ricerca, ovvero come avere un approccio allo studio di un determinato fenomeno, o di un avvenimento.
Questo metodo, una volta appreso e sperimentato, diventa patrimonio di ognuno, al contrario delle nozioni imparate a memoria, che, ovviamente, si dimenticano.
Il ragionamento logico diventa importante soltanto ad un certo livello dello studio della matematica, mentre la logica dovrebbe essere alla base delle nostre esperienze quotidiane
L'osservazione è un elemento fondamentale della ricerca scientifica. Non esiste nulla di dimostrabile, cioè che possiamo accettare come vero, se non possiamo osservarlo. Tuttavia un'osservazione, per essere attendibile, deve comprendere la specificità delle caratteristiche dell'osservatore.
Ovvero, spieghiamo con un esempio. Un viaggiatore con la pelle scura, che si trova in Europa potrà osservare che gli abitanti hanno per la maggior parte la pelle chiara, mentre lo stesso viaggiatore, trovandosi in Africa, riterrà il colore della pelle degli abitanti del tutto trascurabile, poiché simile al suo e la sua osservazione non ne terrà conto. (è una banalità, ma rende l'idea).
Un altro parametro fondamentale è il punto da cui si esegue un'osservazione, cioè il punto di vista. E' ovvio che chi osserva un fenomeno lo fa dal suo specifico punto di osservazione. Tacere a riguardo di questo significa falsificare l'osservazione stessa.
Per esempio se due persone si trovano in cima a un colle, uno al di là e uno al di qua della cresta, il primo potrà dire di vedere il mare, mentre al secondo questa vista sarà impedita e potrà, al limite, negare l’esistenza stessa del mare, se non ne ha avuto una esperienza precedente.
Perché tutto ciò?
Perché spesso coloro che dicono di sapere, insegnanti o genitori, o giornalisti o politici, etc. etc. indicano il loro punto di vista, la loro opinione spacciandola come la verità.
Questo modo di agire, che è al limite del lecito, è un pericolo per la integrità morale di ognuno di noi, per la nostra sanità mentale e per la nostra capacità presente e futura di entrare in relazione con l’ambiente che ci circonda.
Pertanto, il primo compito di tutti gli educatori, al di là del loro ruolo specifico, dovrebbe proprio essere quello di aiutare i giovani nella formazione di una capacità atta a distinguere, nelle proposte ricevute, ciò che è dimostrabile da ciò che è soltanto ipotetico. Un abitudine al dubbio, che sia sempre da guida a precedere l’azione.
Un’altra trappola tipica del ragionamento è quella dovuta alla facile formazione di un pregiudizio collegato alla generalizzazione.
Le generalizzazioni, in generale, ci facilitano la comprensione del mondo, per esempio ci permettono di distinguere i cani dai gatti, anche se ogni cane e ogni gatto è diverso dall’altro.
Ma una generalizzazione tira l’altra e se alcune sono corrette (per esempio tutti i gatti hanno le unghie) altre ci possono trarre in inganno (per esempio: tutti i cani mordono i bambini)
Ecco che le facili generalizzazioni portano al pregiudizio e da qui alla discriminazione il passo è breve.
Io ritengo che l’educazione al pensiero libero da meccanismi stereotipati, al ragionamento deduttivo, l’attenzione ai pericoli dovuti alla faciloneria e alla leggerezza con la quale spesso si formulano i giudizi, siano centrali nel corso di tutto il percorso di crescita, sia nella famiglia che a scuola.
E’ un impegno centrale per tutti gli educatori.
domenica, 19 agosto 2007
Il tema della scuola è estremamente vasto e complesso e può essere affrontato dalle più svariate angolazioni.
Personalmente il mio approccio è di tipo psicologico, considerando la mia formazione.
Vorrei partire da considerazioni molto semplici e, spero, condivisibili, anche se un po’ generiche, a causa dello spazio limitato.
- Il processo attraverso cui i bambini diventano adulti avviene attraverso una concomitanza di fattori che influenzano la crescita: i bambini hanno bisogno di cure da un punto di vista di soddisfacimento delle necessità vitali (alimentazione, il mantenimento di un ambiente con una temperatura confortevole, sufficienti condizioni igieniche etc.)
- Vi sono fattori che influenzano la crescita dal punto di vista dell’equilibrio psicologico, innanzitutto le cure parentali che fin dalla nascita sono fondamentali. I neonati e i bambini hanno bisogno di essere tenuti in braccio e coccolati dai genitori e questo bisogno non sempre è riconosciuto, come il bisogno di essere nutriti.
- Sempre più spesso, nella nostra società dove le “necessità” economiche sono predominanti, vengono proposte separazioni dai genitori sempre più precoci, non tanto per una reale esigenza dei bambini di socializzare a due anni con i loro coetanei (!!!) quanto per una esigenza “economica” delle famiglie che le porta a parcheggiare i figli per poter dedicarsi ad attività lavorative. Questa cultura dell’efficienza porta a trascurare e a sottovalutare il valore del sentimento e i rischi dovuti alle separazioni in età pre-scolare.
- La struttura scolastica si dovrebbe proporre come supporto per le famiglie, fornendo un bagaglio di informazioni e conoscenze. Tuttavia essa diventa ben presto un’alternativa alla famiglia, proponendo riferimenti e modelli spesso in aperto contrasto con i valori della famiglia, non ultimo il sistema di valutazione cui gli studenti sono perennemente sottoposti. La scuola diventa perciò una istituzione dove l’obiettivo rimane la conquista del “pezzo di carta” più dell’acquisizione di competenze e conoscenze
- In questa situazione comunque complessa, dove ruoli e competenze si intersecano e si sovrappongono, si inserisce una realtà sociale dove lo sviluppo tecnologico e dei mezzi di comunicazione ha una velocità impressionante ed è molto difficile per gli adulti adeguarsi alle forme di comunicazione delle nuove generazioni. Ciò può essere un ulteriore fonte di rischio di separazione e di distanza tra mondo giovanile e adulti.
- Lo spazio all’interno delle scuole per il dialogo ed il confronto tra insegnanti, genitori e studenti è molto limitato. Lo sviluppo e la creazione di spazi maggiori per poter capire insieme le esigenze di tutte le componenti scolastiche e per poter intraprendere un percorso dove le esigenze di tutti siano mantenute in maggiore considerazione è un obiettivo cui si può mirare, attivando ricerche nel mondo scolastico, verificando la disponibilità di singole scuole o gruppi di insegnanti o genitori o studenti.
- Il dialogo, l’approfondimento, la conoscenza reciproca, la partecipazione dei genitori alla vita scolastica possono essere obiettivi da perseguire anche in una sola scuola pilota, progettando insieme un percorso su diversi temi che permetta l’incontro delle diverse componenti.
- L’esperienza svolta durante un anno scolastico può essere poi condivisa e propagata ad altre situazioni.
sabato, 18 agosto 2007
Ruolo di autorità e scuola di Vittorio Volpi
Questo articolo, pur essendo datato e incompleto, è una lucida descrizione della situazione spesso paradossale in cui si trova l'istituzione scolastica. Il file è in PDF, l'articolo è incompleto e purtroppo ha una qualità non eccellente. Tuttavia è ben leggibile e io lo considero fondamentale per comprendere meglio la scuola...
Guarda qui
http://files.splinder.com/0f3bdae8aa0d5407779796b271212d91.pdf
mercoledì, 15 agosto 2007
di Riccardo Petrella*
Dal 23 al 27 maggio 2000 si è tenuto a Vancouver [Canada] il primo Mercato Mondiale dell’Educazione. Organizzato da una società privata, la Reed Company, specializzata nel settore «fiere, congressi, esposizioni», ha visto la partecipazione di più di quattromila persone.
Per la Reed, l’educazione è un business come la nautica, i multimedia, la stampa, il marketing. Il linguaggio «nato» a Vancouver non lascia dubbi sulle tendenze che stanno imponendosi a livello mondiale: «business dell’educazione», «educational corporation», «prodotto educativo», «mercato dei professori», «l’offerta d’educazione», «mercato degli studenti», «competitività inter-universitarie», «performance dei programmi educativi multimediali», «accordi e fusioni tra le imprese educative», «liberalizzazione [del commercio] nel settore dell’educazione».
Tutto è iniziato, a mio parere, una trentina d’anni fa quando anche il mondo dell’educazione ha accettato e generalizzato il concetto di «risorsa umana». È nata cosi la prima trappola nella quale l’educazione è cascata, che consiste nell’aver spostato dalla persona umana alla risorsa umana l’asse centrale della funzione del sistema educativo. Avere accettato la riduzione della persona umana a «risorsa umana» significa aver imprigionato ogni aspetto della persona umana, e non solo il lavoro, nella logica della produzione. Così, il diritto all’esistenza di una «risorsa umana» è condizionato dalla sua utilità per il sistema produttivo. Una «risorsa umana» non redditizia è immediatamente scartata, eliminata. Per un adulto, non v’è più il diritto al lavoro ma il dovere d’impiegabilità. Se una «risorsa umana» non è impiegabile, utilizzabile, non ha più alcun valore. Permettere di acquisire le conoscenze, i saperi e le competenze indispensabili per diventare e restare una «risorsa umana» impiegabile è considerato oramai, da parte dei nostri dirigenti, il ruolo fondamentale dell’educazione secondaria superiore ed universitaria. Più in particolare, è questo il compito che spetta alla educazione/formazione permanente, continua, lunga quanto la vita «economica» di una «risorsa umana», specie in un’era come la nostra di cambiamenti scientifici e tecnologici continui e rapidi. A non aver più la voglia di riciclarsi o non essendo più riciclabili, non v’è scampo: la «risorsa umana» sarà gettata via come una vecchia ciabatta.
La seconda trappola, strettamente legata alla prima, ma dovuta anche ad altri fattori nuovi, quali le politiche della mondializzazione liberista, deregolamentata e privatizzata, consiste nell’aver trasformato il sistema educativo di un paese in uno strumento messo al servizio della competitività nazionale. L’educazione deve permettere di formare le «risorse umane» altamente qualificate e flessibili, di cui hanno bisogno le imprese «nazionali» per assicurare la loro competitività sui mercati inter-nazionali e mondiali. Le istituzioni educative sono diventate i «luoghi» dove le nuove generazioni sono addestrate ad una cultura di guerra [«diventare i migliori», «riuscire meglio degli altri», «essere tra i vincitori»…], piuttosto che ad una cultura di vita [«vivere insieme», «imparare a contribuire allo sviluppo ed alla promozione dell’interesse generale»…].
La logica della competitività ha penetrato il mondo dell’educazione non solo a livello delle finalità dell’educazione, ma anche al livello del comportamento delle stesse istituzioni che sono in competizione tra di loro, le università soprattutto. Se lo spirito e le pratiche della cooperazione tra università di differenti regioni e paesi esistono ancora, è soprattutto perché, nella maggior parte dei casi, ciò consente ad ogni università di essere ancor più [e meglio] competitiva sul «mercato» dei fondi pubblici e privati per la ricerca, per quanto riguarda l’iscrizione degli studenti, la sponsorizzazione di cattedre da parte di imprese private, e via dicendo. Si è addirittura giunti alla situazione per cui membri del corpo accademico hanno accettato di «offrire» le loro competenze al servizio di un sistema di valutazione delle varie università del paese ed estere, per stabilire una classifica delle cosiddette «migliori» e permettere così ai poteri pubblici e ai finanziatori privati di privilegiare il finanziamento delle università classificate ai primi posti.
Piano piano una siffatta logica, autodistruttrice, sta penetrando anche il settore dell’educazione secondaria superiore. La classe politica dirigente è largamente acquisita a tale cultura, come si è dimostrato al Vertice europeo di Lisbona del marzo 2000, allorché i quindici capi di stato e di governo dell’Unione europea hanno adottato una risoluzione solenne, nella quale si proclama che il compito più importante dei cittadini europei, nei prossimi quindici anni, è fare dell’Europa la e-economia più competitiva al mondo, e che il sistema educativo europeo deve essere messo in condizione di sostenere un tale obiettivo aprendosi, tra il 2001 e il 2003, ad una totale penetrazione delle tecnologie d’informazione e di comunicazione e ad una rapida e generale alfabetizzazione numerica.
Non è un caso, in realtà, che la terza trappola in cui è caduta l’educazione sia stata causata dello sviluppo dell’educazione a distanza su supporti tele-informatici e tele-comunicati. La terza trappola è rappresentata della crescente mercificazione delle attività di educazione, sempre di più sottomesse alla logica dell’economia capitalista di mercato. L’occasione immediata e più visibile all’origine della terza trappola è stata data dai multimedia. Al primo Mercato Mondiale dell’Educazione di Vancouver ha trovato conferma un dato abbastanza nuovo: le tecnologie multimediali hanno invaso il mondo dell’educazione a tal punto che numerosi intellettuali credono che l’educazione sia diventata fondamentalmente un problema di multimedia. E non solo gli editori di prodotti multimediali, i creatori e fornitori di servizi on line o di servizi di tele-educazione e tele-formazione, gli operatori di telecomunicazioni e i dirigenti di imprese informatiche. Molti, nel corpo insegnante, ne sono convinti. Compagnie come Microsoft, Aol-Time Warner, Mci-World Com, ViaCom-Crs, Vivendi-Universal, Bertelsman, Sun-Microsystem determinano sempre più contenuti e modalità dell’insegnamento, non solo a distanza, con l’aiuto e l’accordo dei poteri pubblici nazionali, convinti che il loro ruolo è soprattutto quello di creare il contesto più favorevole alla competitività delle imprese del «loro» paese.
Ora, la quasi totalità dei prodotti educativi multimediali e dei servizi on line sono di natura commerciale, ad opera di imprese private il cui obiettivo non è tanto la pedagogia o la formazione, ma il rendimento finanziario. Più l’insegnamento a distanza on line e i prodotti/servizi educativi multimediali si diffondono nel sistema educativo, più assistiamo alla sua mercificazione.
Lo scenario che sembra essere privilegiato negli Stati uniti e che, a causa del mimetismo gregario acritico tradizionale degli europei nei confronti di ciò che «viene dall’America», rischia di diventarlo anche in Europa è quello centrato sullo sviluppo di un sistema d’educazione organizzato sopra ciò che diventerà Internet nei prossimi anni, e cioè un insegnamento individuale e individualizzato, in cui la priorità sarà data all’insegnamento e alla formazione di conoscenze, competenze e saperi utili, redditizi.
La privatizzazione dell’educazione, attraverso il cavallo di Troia rappresentato dall’educazione multimediale e a distanza on line, rischia di passare anche attraverso i negoziati commerciali mondiali [Omc] o regionali [come quelli dell’Unione europea o dell’Alena e, nei prossimi mesi, dell’Alca, Accordo di libero commercio delle Americhe], i servizi pubblici [l’educazione, la salute, l’acqua…] farebbero la stessa fine di ogni altra merce.
La quarta trappola consiste nell’aver lasciato la tecno-logia [cioè il discorso – «logos» – della tecnica] diventare il discorso dell’educazione, cioè il discorso su chi definisce le finalità dell’educazione, su cosa educare e su come educare [apprendere, formare/si].
Il chi è oggi composto dai gruppi sociali il cui potere è fondato sulla tecno-crazia. Si tratta, specificamente, del mondo accademico e scientifico, principale produttore di conoscenze in larga misura messe al servizio dei poteri militari, economico-industriali e politici. Ma anche del mondo finanziario-industriale il cui credo sul primato del rendimento finanziario del capitale passa per una fiducia assoluta nell’innovazione tecnologica. E, infine, del mondo politico e dei media che da tempo ormai giura solo sul progresso scientifico e tecnico come fondamento del progresso economico, e di questo come fondamento del progresso sociale ed umano.
Il come è rappresentato dalle conseguenze legate principalmente alle discipline scientifico-tecniche e alle competenze gestionali-organizzative nel campo economico-industriale-commerciale. Il come si traduce praticamente nell’uso delle nuove tecnologie d’informazione e di comunicazione.
La quinta trappola è fra le più sottili e perniciose. Essa consiste nell’aver accettato l’utilizzazione dell’educazione come strumento di legittimazione dell’ineguaglianza nella cittadinanza; cioè nel potere/diritto/dovere di partecipare alle decisioni relative alla «res publica». La trappola funziona secondo il meccanismo seguente:
primo elemento: non è possibile né giusto – si dice – eliminare le ineguaglianze nella cittadinanza perché l’ineguaglianza è nella natura della specie umana e nelle dinamiche sociali.
Secondo elemento: le società sviluppate – si afferma – hanno messo, e mettono tuttora, ogni membro della società nella condizione di uguale partenza consentendo a ciascuno di avere accesso all’educazione di base obbligatoria gratuita [fino a 16 o a 18 anni]. Quindi, se ineguaglianze nei livelli raggiunti di formazione, di competenze e di saperi appaiono alla fine del periodo di scolarizzazione obbligatoria, ciò è dovuto a molti fattori oggettivi e soggettivi che non possono essere combattuti e eliminati.
Terzo elemento: il livello di competenze e di saperi raggiunto è discriminante rispetto al grado di potere/diritto/dovere di partecipare alle relazioni relative alla «res publica». Coloro che sanno – si dice – devono avere più potere decisionale. Conclusione [la trappola]: non si può né è giusto – si afferma – lottare contro le ineguaglianze di potere certificate dall’educazione. Il sistema educativo è diventato così il «potere» di legittimazione [considerata «oggettiva»] delle ineguaglianze nella cittadinanza
* Riccardo Petrella - Consigliere del Centro Comunitario di Ricerca della Commissione Europea, professore di economia politica all'Università cattolica di Lovanio (Belgio), fondatore e principale animatore del Gruppo di Lisbona composto da 21 membri tra universitari, dirigenti d'impresa, giornalisti e responsabili di grandi istituzioni culturali. E' collaboratore di "Le Monde Diplomatique". Membro fondatore e segretario generale del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell'Acqua.
http://www.leggepopolare.it/doc_prep/lsb_2000_folder/Petrella01
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